Diaria 2019

Sorelle & Fratelli. Fili d’aquilone 52

 

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Solo tempo dopo quei poveri cinque anni miei in cui non avevo parole per definire le cause di tutto quello sgomento, un Santo, tra quei santi veri e falsi che incontrai prima di nascere in religione Teresa di Maria e Gesù, mi disse che l’eccezione, a tutta quella incomprensibile e spaventosa regolarità che sembra pascere indisturbata dentro le forme visibili, è fatta di un silenzio inumano che non tutti chiamano Dio. E solo un certo rarissimo intento nostro può farsi carico di quell’eccezione, potendo brevemente spezzare il tacere, con scarse parole e scarsissime opere. Perché è quello che viene dopo il molto inumano silenzio, a far nascere, come per caso, il non ancora nato dentro e fuori di noi, poverelli di ogni censo che tutto pare costringere a ingannevoli forme definitive.  leggi tutto


Ringrazio infinitamente Viviane CiampiMarco Furia per  aver pensato a me per questo ricchissimo numero 52 di Fili d’aquilone dal tema così coinvolgente. Diversi mesi fa avevo inviato su richiesta della redazione, quelle che credevo essere delle prose preparatorie per un romanzo in versi che poi in corso d’opera è diventato un’altra cosa, e poi ancora un’altra cosa. Ora pare che quella cosa si sia cristallizzata nella forma di romanzo storico ambientato nella Roma della controriforma. 


Il numero 52 di Fili d’aquilone ha inizio con la silloge poetica inedita “Sororanze” di Viviana Scarinci, alla quale si affianca quella di Viviane Ciampi intitolata “L’albero della sorellanza”, accompagnata da lavori artistici della stessa autrice. Restando nella poesia italiana, Roberta Truscia propone la silloge in tema “Sorelle & Fratelli” e Iluliana Olariu (rumena che scrive anche in italiano) presenta “Fratelli diversi”.

PER LA POESIA STRANIERA
Ricca la sezione della poesia straniera. In “Come sorelle a Itaca” Roberta Truscia ci introduce alla poesia della spagnola Francisca Aguirre, morta nell’aprile del 2019. Sempre dalla Spagna arriva la poesia della giovane Virginia Navalón con il suo Bestiario, presentata e tradotta da Alessandro Mistrorigo. Jolka Milič presenta la poesia della sua connazionale slovena Maja Vidmar.
Passando al Sudamerica, Alessio Brandolini in “Quanto tempo un giorno” propone un lavoro sulla poesia dell’argentina Mori Ponsowy; Giovanni Gemito in “Luce dell’ultima ora” sull’uruguayano Horacio Cavallo. Dal Messico giungono le voci poetiche di Leticia Luna (“Fuoco azzurro”) analizzata e tradotta da Federica Silvino, di Jorge Ortega (“Quanta luce sotto le pietre) e di Maria Baranda (“Teoria delle bambine”) presentate da Alessio Brandolini.

PER LA PROSA
Abbiamo i racconti in tema di Stefano Cardinali “Giochi gemelli. (The Musical Box – Genesis 1971); di Armando Santarelli “Comunque fratelli” e di Matteo Moscarda, intitolato “Tre croci”. Per i più giovani Annarita Verzola propone un brano (“Fratello e sorella”) tratto dal suo romanzo Quando l’usignolo pubblicato nel 2012 e Jolka Milič “Il cappello del signor Costantino” dello sloveno Peter Svetina (con illustrazioni di Peter Škerl).

PER LA CRITICA
Marco Testi in “Essere senza testa” recensisce l’ultimo libro di Maria Grazia Di Mario e in “Senza mai arrivare in cima” la storia pubblicata recentemente da Paolo Cognetti. Marco Benacci in “La pelle dell’anima” ci parla dell’omonimo romanzo uscito in Italia dell’uruguayana Teresa Porzecanski. Federica Silvino analizza il libro di poesia di Adalber Salas Hernández (Ai margini di un mondo sconosciuto) pubblicato recentemente da Edizioni Fili d’Aquilone. Per la critica d’arte, in “Il pittore e lo spirito del tempo”, Marco Testi propone alcune riflessioni sulla mostra romana di Ennio Calabria.

PER LE RUBRICHE
Gabriele Nicosia ha realizzato per la sua rubrica la vignetta … in arrivo. Verónica Becerril per il sua consueto intervento dedicato al “Cinema a parole” ha selezionato il film italiano Euforia di Valeria Golino, storia di due fratelli molto diversi. Infine, per l’Angolo di ED, Giuseppe Ierolli ha messo a punto la breve silloge (con traduzioni e commenti) “Fratello mio, vieni nel mio giardino!”, con testi poetici di Emily Dickinson e due lettere, una al fratello Austin e l’altra alla sorella Lavinia.

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DIARIA/O 2017

Una recensione di Marco Furia su Annina Tragicomica

IMG-20170509-WA0003Il sito La Recherche pubblica una recensione di Marco Furia su Annina Tragicomica. Sono veramente grata per la prolungata attenzione di Marco Furia per la mia scrittura. E per il disinteresse con il quale ha messo a servizio nel tempo il suo prezioso punto di vista. L’attenzione (e la sua continuità) è un bene raro e riscontrarlo nel caso della mia scrittura poetica ha del miracoloso. Grazie infinite caro Marco.


marco   Il lettore non è coinvolto, è già lì. Leggi tutto


 

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DIARIA/O 2017

Annina tragicomica …disponibile da oggi!

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Collana: Prosa | ISBN: 9788894161922
Pagine: € 11 Euro
Formebrevi Edizioni: formebrevi.it

ORDINI: formebrevi@gmail.com . c.libellula.m@gmail.com
UFFICIO STAMPA 06.98267808/ 333.2045759

Annina dal 9 maggio 2017 vi raggiungerà ovunque!

La tragicommedia è un tipo di componimento nel quale a vicende gravi e dolorose proprie della tragedia fanno contrasto spunti e procedimenti propri della commedia. Tale mescolanza genera spesso dei risultati sorprendenti sia dal punto di vista narrativo che da quello linguistico. Si inquadra in questa modalità Annina tragicomica, terzo libro di poesia di Viviana Scarinci autrice tanto poliedrica quanto anticonvenzionale. Nella poesia contenuta in questo suo ultimo libro Scarinci vede una sorta di rivendicazione sui generis “la poesia può rivendicare il diritto di ognuno ad ascoltare parole diverse da quelle che si aspetta”. Anna, in questa tragicommedia che si situa tra prosa e poesia, è l’altra da sé, in ogni caso un’identità femminile “in febbrile attesa di tutte le parole che non sono state ancora pensate” per definirla. “Parole che vengono dal basso, dall’esperienza che di primo acchito è sempre muta, piuttosto che dall’alto, di uno scopo o da un sapere che sa già il fatto suo perché codificato in modo ineludibile» scrive Scarinci nella postfazione.
Come afferma Anna Maria Curci nell’introduzione a questo libro: “Annina si oppone alla rinuncia e al soffocamento, alla menzogna travestita con gale e merletti, al trafugare, per distruggerli, i reperti. Sta, imperterrita eppure consapevole del rischio fatale, «molto vicino al bordo», fruga, un po’ Antigone e pur sempre Anna (sorella Anna?) tra «queste alture brulle» e intanto pensa «dovrebbe cercare tra il cocciopesto, i destinatari di questa maledizione». Possiede, la sua ricerca, un fondo e un fondamento prezioso, trascurato da molti: «Fremono gli oggetti spiati, sotto l’universo che li ignora.» e, aggiungo io, se la ridono di qualsiasi catalogazione, ché etichettarli come “versi” o “prosa”, come argomenta Viviana Scarinci nella sua Postfazione, è anch’essa manovra fuorviante”. Quelli di Scarinci sono versi che denunciando il loro continuo legame con la prosa e con la componente saggistica che ha sempre contraddistinto la scrittura di questa autrice, raccontano da capo più di una vecchia storia ma cercando parole nuove per dirla.

L’autrice

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Viviana Scarinci (1973) Vince nel 1995 il Premio Grinzane Cavour, per la sezione Scrivere i Colori. È due volte vincitrice del Premio Lorenzo Montano (nel 2014 sez. raccolta inedita e nel 2016 sez. una poesia inedita). È autrice di poesia con La favola di Lilith (ARK Records, 2013) e Piccole estensioni (Anterem, 2014). Curatrice de L’isola di Kesselring (Apeiron, 2002) e dell’edizione italiana di Rakasta minut vahvaksi, Amami per rendermi forte di Aino Suhola (L’Iguana Editrice, 2013). Per la saggistica è autrice di un ebook monografico su Elena Ferrante (Doppiozero, 2014). Suoi testi sono presenti in numerose antologie. Ha scritto tra gli altri per Nuovi Argomenti, Nazione Indiana, Leggendaria, Doppiozero, Il Segnale, L’Ulisse. Si occupa del fondo librario di poesia di Morlupo. E’ co-redattrice di Formebrevi Edizioni. Gestisce il Centro Culturale Libellula.


Critica e recensioni

«A questa scrittura, senza dubbio, non è estraneo il carattere enigmatico, ma simile aspetto, lungi dal costituire una sorta di misteriosa dimensione esterna, quasi aggiunta, è il cardine attorno al quale ruota un vivido divenire linguistico che, non rifiutando del tutto il nesso logico, considera tale nesso una semplice possibilità del dire.»
Marco Furia su Amanda fiore o tartaruga

«Ma la consapevolezza di pensare una parola vivente, una voce esistenziale, si trova
proprio lì dove sembra concludersi la prospettiva dispersa di un sapere. Invece, così
ingarbugliato in ciò che si è (salda alla luce che orizzonta) o si vorrebbe essere (un segno che fermi la terra), un’oscillazione continua mantiene paradossalmente l’equilibrio e a ogni sbando rimanda a un’instabilità costante fra resistere e restare, in una situazione che è luogo di necessità e volontà»
Giorgio Bonacini su Piccole estensioni

«Come insegna Ida Travi, in Poetica del basso continuo, poeta che accosto a questo esito poetico di Viviana Scarinci, scrivere poesia oggi è cercare un varco continuo, non una verità ma una delle verità possibili fra noi e “lo spiazzo millenario nel quale irrompono le civiltà che forse dormono”.
Loredana Magazzeni su La favola di Lilith

La copertina

La copertina di Annina tragicomica è di Klaudia Ka. Nata nel 1984 a Varsavia, dove vive e lavora,  oltre alla pittura, si occupa anche di graphic designer. I suoi quadri si trovano in collezioni private in Polonia, Regno Unito, Belgio, Germania, Italia, Macedonia, Canada e Stati Uniti. Il suo sito web è: http://klaudiaka.art.pl

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DIARIA/O 2016

XXX Premio L. Montano il video

Contenuti del video: “Amanda fiore o tartaruga” reading. Premiazione Presidente I Circoscrizione Comune di Verona. Marco Furia, motivazione del conferimento. Francesco Bellomi, composizione su “Amanda” esecuzione e commento. Forum Anterem a cura di Flavio Ermini e Ranieri Teti.

Motivazioni del conferimento

di Marco Furia 

Con “Amanda fiore o tartaruga” Viviana Scarinci propone un componimento che si colloca nel territorio comune a prosa e poesia, ossia in una regione ove certi confini non vengono aboliti, bensì, semplicemente, ritenuti inesistenti.
Prosa poetica? Prosa d’arte di novecentesca memoria? Le definizioni poco interessano.
Interessa invece la presenza di una scrittura capace di superare, con agile consapevolezza, ogni rigida classificazione dei generi letterari: a Viviana non importa definire che cosa sia prosa e che cosa sia poesia, poiché le preme soprattutto esprimersi in maniera consona.
Elabora, così, uno stile leggero, quasi volatile, eppure complesso, ossia tale da promuovere articolate cadenze che, pur non soffermandosi, tendono a persistere.
Una pronuncia mi è parsa particolarmente significativa:
“Poteva essere quel ripiegamento il corollario della dismissione focalizzato di ogni petalo il non farsi corolla”.
Il petalo esiste anche se non è parte di una corolla, possiede una propria individualità, non è necessariamente un frammento di qualcos’altro.
A questa scrittura, senza dubbio, non è estraneo il carattere enigmatico, ma simile aspetti, lungi dal costituire una sorta di misteriosa dimensione esterna, quasi aggiunta, è il cardine attorno al quale ruota un vivido divenire linguistico che, non rifiutando del tutto il nesso logico, considera tale nesso una semplice possibilità del dire.
Scrive la poetessa:
“l’accaduto rinvenirlo a posteriori”
Indicando in quell’ “a posteriori” un certo modo di esistere nel (e con il) linguaggio consistente non in ragionamenti, bensì in prese d’atto verbali direttamente collegate ai loro oggetti: la scrittura, qui, tende con evidenza a ridurre al minimo lo spazio tra se stessa e la vita, tra ciò che si può narrare e ciò che è.
Insomma, se riconosciamo un mentre e un dopo, il racconto, con la sua sistemazione canonica, si delinea nel dopo.
La scrittura di Viviana aspira a svolgersi nel mentre?
A mio avviso, sì.


vedi:  Piccole estensioni (Anterem 2014) e Francesco Bellomi su Piccole estensioni

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Piccole estensioni

Su Gradiva una recensione di Marco Furia a Piccole estensioni

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Il testo integrale di Marco Furia

Con Piccole estensioni, opera vincitrice del Premio “Lorenzo Montano” 2014, Viviana Scarinci presenta una raccolta in cui prosa e poesia si alternano. Prosa e Poesia? Mai come in questo caso la differenza tra generi letterari appare non idonea a definire una scrittura capace di snodarsi, sicura, per via di vivide pronunce testimoni di un esistere consistente nel suo stesso idioma. Continua a leggere

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