Lealtà

Mishima scrivendo la prefazione del libro La casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata (Nobel per la letteratura 1968) scrive: “in un capolavoro esoterico sono presenti i temi più segreti e più nascosti dello scrittore” indicando nel libro di Kawabata la necessità di una lettura che sia conscia dei due fronti di un certo modo di intendere la letteratura: quello essoterico e quello esoterico, cioè quello manifesto e rivelato e quello che la narrazione esprime come sul negativo di una pellicola.

La trama de La casa delle belle addormentate è il motivo per cui comprai, ignara, il libro (Oscar Mondadori 1987 tradotto da Mario Teti) su una bancarella dell’usato per il costo di lire 6000. Il motivo che mi ha spinto all’acquisto accidentale, quel giorno è stato, credo, il mio annoso interesse per la pluralità simbolica dell’oggetto bambola.

La trama de La casa delle belle addormentate è semplice: il vecchio e benestante Eguchi viene informato dell’esistenza di una speciale casa per appuntamenti riservata al piacere degli uomini anziani di dormire accanto a giovani donne artificialmente addormentate.

I temi rivelati sono l’eros e la vecchiaia. L’anello debole, la cui fragilità è funzionale alla discesa infera che suscita in chi legge suggestioni tutt’altre, riguarda lo scorrere del tempo universale misurato con uno speciale orologio: le età del corpo femminile.

Eguchi accanto ad ognuna delle addormentate ricorderà alcuni avvenimenti della sua vita legati a sua madre, alle sue amanti, alle sue figlie, a sua moglie che talvolta non gli sembreranno pertinenti rispetto a una situazione che nel suo caso di uomo ancora attivo, potrebbe e non potrebbe definirsi come erotica.  

E’ proprio quello che Eguchi potrebbe e non potrebbe fare accanto all’addormentata a generare tutt’altro. Quel tutt’altro che fa letteratura. Cioè tutto quello che chi legge sarà spinto a ricercare in un’umanità pur sempre centrata entro la sua esperienza di lettrice e lettore.

Nel mio pregiudizio di lettrice, ad esempio, è la rappresentazione del femminile l’elemento nevralgico di questo libro, nella sua dichiarata e funzionale incarnazione di frammento erotico disumanizzato.

Tuttavia la creazione letteraria di questa passività fortemente polarizzata dall’elemento erotico (la stessa di un certo tipo di bambola) è la traccia che conduce verso quel fatale rovescio della medaglia di cui scriveva Mishima in merito a questo racconto di Kawabata:

“ E se noi romanzieri non appartenessimo al versante della “vita” (essendo confinati all’astrazione di una specie di perpetua neutralità), allora “l’irradiazione della vita” può apparire solo nel regno dove morte ed erotismo stanno insieme”.

La casa delle belle addormentate è stato un libro sconvolgente per me ma non per il motivo dei suoi contenuti erotici. Perciò mi sono chiesta, al di là del sempreverde binomio Eros e Thanatos, cosa fosse questo elemento così sconvolgente e che cosa andasse precisamente a sconvolgere.

All’inizio ho creduto al falso tema della bambola che è anche il motivo per cui ho comprato e letto il libro. Una donna narcotizzata alla mercé di una stratificazione patriarcale esorbitante, tanto che una delle ragazze muore non si sa se per via dei sonniferi o per altro misterioso motivo, ma non importa perché nel letto del patriarcato c’è sempre una ragazza di riserva.

Però no, non era per niente questo, anche se la trama dice così, anche se l’autore pure dice così. La morte della ragazza è narrata in forma diretta, esaurisce la parabola del libro, fa arrabbiare all’inverosimile una parte di me, ma tuttavia il punto non è quello.

Dal negativo di questo libro emergono temi come la profondità immateriale del sesso, la passività posta al servizio di un’attesa necessaria alla rivelazione buddista che coincide con il vedere qualcosa sempre presente ma non veduto prima.

Ma forse il punto, almeno per la lettrice che sono stata io, riguarda soprattutto una domanda in merito al significato della parola lealtà: la regola/condizione dell’esistenza della casa è che le addormentate non siano violate. Ma non sappiamo se il più allettante capriccio che la casa è in grado di soddisfare sia quello di partecipare a un gioco dichiarato che prevede l’essere leali verso una regola che condurrà a un determinato piacere. O invece sia il piacere della violazione che sta al primo posto sul versante esoterico di quello stesso gioco, a rendere possibile la vera ricerca.

Cos’è la lealtà? La neutralità necessaria al romanziere di cui parla Mishima non coincide forse con quella lealtà che si assume la responsabilità di essere violata, se si vuole arrivare a vedere e dire quale sia il negativo della scena nel mentre dell’invenzione? E in questo senso, cosa dice a ciascuno di noi il silenzio dei corpi femminili disabitati creati da  Kawabata?

C’è una poesia di Adrianne Rich molto nota perché ricalca il titolo di un famoso saggio del 1971 che Rich incluse poi nel volume Nato di donna. Il saggio di Rich è su Quando noi morti ci destiamo di Henrik Ibsen e dà il titolo anche a quella poesia. Non so perché mi sono venuti in mente proprio quei versi, anzi lo so. Sono andata a cercare quella poesia di Rich (in Cartografia del silenzio, Crocetti, 2000) mentre pensavo a quanto fosse necessario per un romanziere non ignorare quello che una certa neutralità del poeta sa da sempre in merito all’altra faccia della lealtà

It has a huge lock shaped like a woman’s head
but the key has not been found.
In the compartments are other keys
to lost doors, an eye of glass.
Slowly you begin to add
things of your own.
You come and go reflected in its panels.

(…) yet never have we been closer to the truth
of the lies we were living, listen to me:
the faithfulness I can imagine would be a weed
flowering in tar, a blue energy piercing
the massed atoms of a bedrock disbelief.

Ho un grande lucchetto a forma di testa di donna/ma la chiave non è stata trovata./ Negli scomparti ci sono altre chiavi/ di porte perdute, un occhio di vetro./Lentamente tu cominci ad aggiungervi/cose tue./ Tu vai e vieni riflessa nei suoi pannelli./ (…) tuttavia non siamo mai stati più vicini alla verità/delle bugie che stiamo vivendo, ascoltami:/la lealtà che posso immaginare sarebbe un’erba/che fiorisce nel catrame, un’energia blu che perfora/la massa d’atomi di un’incredulità di pietra.

2 pensieri su “Lealtà

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