La realtà non sopporta il suo riflesso

Agli dèi solo chiedo che mi si conceda di non chieder loro nulla, le parole esistono due volte, ciascuna per se stessa e per la sequenza che forma incontrandosi con le altre, possono venir lette ed esprimono un senso, in questo caso, tanto fa che vi siano o non vi siano dèi, che si sia o non si sia addormentato chi le ha scritte. “L’anno della morte di Ricardo Reis” José Saramago   

Le immagini che ritraggono i volti di Cristo e della Madonna vengono dette icone, a volte. Quando un’icona risulta dipinta da mani non umane, come ad esempio le molte attribuite a San Luca, prende il nome di acheropita. E mai come nella Roma della controriforma, furono presenti in quantità, questi oggetti che si collocano entro l’orizzonte dell’arte sacra, in un posto di assoluto rilievo che li rende dei veri e propri strumenti politici di controllo di massa in mano alla Curia.

Volti che attraverso l’enigma rappresentato dalla espressione del viso, iniziano con il dire della loro essenza soprannaturale ma poi virano verso l’essere quel risaputo oggetto di devozione religiosa, da finire fraintesi soprattutto nella facoltà di compiere miracoli, essendo icone portate in processione da schiere di fedeli adoranti e questuanti o ricoprendo un posto d’onore all’interno tanto delle chiese che sugli altari privati nelle abitazioni del patriziato romano.

Ma se facciamo un passo in dietro rispetto all’investitura devozionale e allo status symbol che immancabilmente quell’immagine significava per possessori o adoratori, la contemplazione del volto, in un ritratto di quel tipo, è soprannaturale due volte, perché il volto è di Maria e perché l’artefice soprannaturale egli stesso, ha fatto in tempo a sondare la conoscenza di quei lineamenti coabitando con l’osservata, in una sfera che non riguarda l’immaginazione né tanto meno saperi di natura umana.

Al riparo dalla conoscenza che rende l’umanità spesso fallibile come l’ignoranza e svincolato dall’immaginazione che non sa mai se farsi guidare dai limiti imposti dal buono o dal cattivo gusto, l’artefice soprannaturale di icone ricorda certi privilegiati e rari autori la cui scrittura non costringe lettrici e lettori a tener separati i due emisferi cui, chi è umano, quasi mai riesce a partecipare contemporaneamente, quello della poesia e quello della fabula.

Scriveva Saramago, narratore con un passato di poeta, e non di esoterista, che la realtà non sopporta il suo riflesso, lo respinge. Chi si trovasse faccia a faccia con la Madonna che vorrebbe avesse dipinto San Luca, capirebbe che solo un’altra realtà più umana, una qualunque, può essere messa al posto di quella che l’autore vuole esprimere come divina. E, proprio perché differenti tra loro, a vicenda si mostrano. Divino e umano solo attraverso questo confronto si spiegano ed enumerano in modo sorprendente e credibile.

L’icona acheropita coincide con un racconto che serve alla poesia per diventare umana. Perché solo poesia e fabula di uno stesso ordito, come Saramago sapeva meglio del più sublime pittore o mosaicista di icone, stabiliscono i lineamenti che saranno quelli della realtà più vera di tutte perché tanto presente quanto inavvicinabile.

Il colore segna certe differenze nello spettro delle omonimie e i lineamenti balenano certe similitudini che suggeriscono eteronomie. Variazioni che fanno parte di una enumerazione tanto letterale che non ha alcun senso parlare di scienza né di immaginazione ma di pura e semplice realtà che l’invenzione precisamente indovina.


Una di queste immagini miracolose è quella riportata in questo articolo. Attribuita a San Luca, che veniva considerato l’autore del più antico ritratto della Vergine, è ora custodita presso Castel Sant’Angelo. Tuttavia il recente restauro ha rivelato un’altra realtà. A dipingere l’icona fu Filippo Rusuti uno dei maggiori esponenti della pittura romana attivo tra il Duecento e il Trecento.

Annunci

2 pensieri su “La realtà non sopporta il suo riflesso

  1. ciao bella, temo ci sia una correzione da fare nel titolo. ti vedo davvero attiva e ne sono felice per te. naturalmente ti leggo costantemente.

    ABBRACCIO, Rose

    Il giorno sab 27 apr 2019 alle ore 09:21 #vivianascarinci ha scritto:

    > vivianascarinci posted: “Agli dèi solo chiedo che mi si conceda di non > chieder loro nulla, le parole esistono due volte, ciascuna per se stessa e > per la sequenza che forma incontrandosi con le altre, possono venir lette > ed esprimono un senso, in questo caso, tanto fa che vi siano” >

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...