Elena Ferrante e il genio di Napoli

locandinadi Viviana Scarinci

Qualche giorno fa alla Biennale del Cinema di Venezia in occasione della proiezione in anteprima delle prime due puntate della fiction L’amica geniale, che andrà in onda a breve sulla RAI (e l’1,2,3 ottobre in anteprima al cinema) Saverio Costanzo ha parlato della storia raccontata ne L’amica geniale come una narrazione politica, intesa come racconto empatico del sentimento diventato memoria, in grado di trasmettere un contenuto politico molto più efficacemente di quanto non possa fare l’ideologia. Saverio Costanzo in questo senso si riferisce al potere che l’istruzione scolastica  e gli insegnanti avevano in Italia negli anni dell’immediato dopoguerra, sui destini di chi andava a scuola come Lila e Lenuccia nei tardi anni Cinquanta. Guardando le cose dall’ottica cinematografica supervisionata dalla stessa Elena Ferrante, è senza dubbio come dice Costanzo, che non a caso si è mosso in questo senso creando delle immagini in grado di generare una specie di autenticità di ritorno, situata a metà strada tra il neorealismo e i colori onirici della propria visione di quel passato nazionale. Ma il romanzo di Elena Ferrante è politico soprattutto perché segna un approdo a un modo di raccontare il femminile entro una totalità che esiste da sempre, senza prevedere la centralità del femminile. Il romanzo di Elena Ferrante è politico perché il tema è sempre quello dell’esplorazione narrativa di una genealogia femminile cui tuttora si fatica a pensare in termini realistici.

È probabilmente per questo motivo che oltre al coinvolgimento di milioni di lettrici e lettori, decine e decine di studiose e studiosi in tutto il mondo, si sono fatti portavoce di un vero bisogno: quello di seguire il tracciato ferrantiano ognuno nel proprio ambito disciplinare, esprimendo la necessità data da un vuoto speculativo: la ricostruzione di una genealogia femminile, la ricostruzione del rione come contesto di prossimità esclusivamente fisica, la ricostruzione di un concetto di periferia che si avvalga di un’inaspettata forza centripeta, la riconsiderazione del ruolo storico delle classi subalterne e soprattutto la marginalità scagionata dalla vergogna di non trovarsi al centro. Tutto ciò finalmente considerato come una questione di fondamentale importanza, che i tempi richiedono sia posta con urgenza al centro di ogni Amica genialeambito. Il romanzo di Elena Ferrante è politico e attuale perché ne L’amica geniale più che mai il margine è inteso come il luogo più popoloso e interessante del mondo, senza essere per questo governato da logiche sempliciste come quelle ideologiche o populiste.
Ma qual è il nuovo e difficilissimo punto da cui sembra sia partita Elena Ferrante fin dal suo primo romanzo? A me sembra che Luisa Muraro possa significare, attraverso la speculazione filosofica, un inizio molto simile a quello da cui è partito il romanzo di Ferrante fin dai tempi de L’amore molesto, scrive Muraro: “Io comincio dal principio perché non so cominciare da dove sono e questo perché non sono da nessuna parte” . Nell’ambito de L’ordine simbolico della madre  Luisa Muraro narra in questi termini la difficoltà nell’individuazione di un punto di partenza, per quella che è l’indagine più importante, quella che, anche a lume di naso, si capisce essere la sola che importi veramente perché si annuncia, come l’intenzione di restituire un senso perduto a molte di quelle cose che se ne dimostrano oggi prive. L’inizio di tutto, per una donna, non può essere rinvenuto là dove lo situa la storia universale dell’umanità per come la troviamo sui libri di testo, ma nella madre perché, secondo Muraro, è proprio nella madre che ha inizio tutta la nostra confusione, ma anche la nostra possibile redenzione.

Ferrante parte da Napoli, da quello che Anna Maria Ortese chiamava il genio materno della città più teatrale del mondo in cui l’autenticità è lo spettacolo dell’autenticità. E soprattutto la seduzione è più che altrove materna, in quanto la lontananza può estinguere ogni legame e preoccupazione come un attimo dopo fomentare il pentimento di aver voluto tanta libertà e costringerci a tornare. Come se insieme la madre, la città, l’origine fossero nemiche e amiche di una storia che riguarda un’indipendenza simbolica mai guadagnata e mai perduta, tuttavia inestinguibilmente agognata. L’inserimento in un inizio specifico, il dopoguerra, e un luogo preciso, Napoli, là dove altrimenti si è incapaci di iniziare, perché non sappiamo dove ci troviamo, riescono a farsi intendere ne L’amica geniale come le coordinate di un sistema governato da un agire orientato esclusivamente dalla propria pulsione ad individuarsi. Individuarsi sia pure nell’incertezza, entro la storia del proprio Paese, perché come scrive Muraro citando Fernand Braudel oltre la storia corrente c’è una storia più profonda e lenta, quella delle forme inconsapevoli del sociale. Ed è proprio questa consapevolezza o inconsapevolezza che determina la dicibilità, ossia quell’aposteriori dato dalla misura di quanto abbiamo potuto concepire o subire di uno stato di cose in cui volenti o nolenti siamo venuti alla luce.


le bambole napoletaneNe parliamo il 10  ottobre ” Napoli – profezia o rovina. Sulla sfida alla società civile
ore 14.30 – 15.30 Frankfurter Buchmesse, Salon, Halle 4.1.

Partecipanti: Maria Carmen Morese, Viviana Scarinci, moderazione: Luigi Reitani, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino. Con traduzione simultanea.

Il successo globale della tetralogia di Elena Ferrante ha posto la città di Napoli al centro dell’attenzione: seguendo lo sviluppo della terza città più grande d’Italia è possibile identificare i numerosi problemi della nostra società moderna e globalizzata. Si pone la questione della responsabilità politica, così come la questione della coesione sociale e della nostra umanità.

L’autrice napoletana Maria Carmen Morese, da molti anni direttrice del locale Goethe-Institut, che nel suo nuovo volume su Napoli (Luoghi del cuore: Napoli, Insel 2018) si dimostra esperta della città in tutte le sue sfaccettature, discute con Viviana Scarinci, che si è immersa nel mondo della città di Napoli con un saggio su Elena Ferrante. (Bambole napoletane. Un saggio sul mondo di Elena Ferrante, Launenweber 2018).

Nell’ambito del Weltempfang – Centro per la politica, la letteratura e la traduzione alla Fiera del Libro di Francoforte 2018.

L’ingresso alla Fiera del Libro è soggetto alle tariffe e alle regole stabilite dalla Fiera stessa: http://www.buchmesse.de/besuchen/privatbesucher/tickets

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