pervinca

Uno dei ricordi più intensi che ho di Jolanda Insana risale alla prima volta che mi invitò a casa sua. Era una mattina invernale di non so più che anno. Ero terrorizzata di sbagliare le parole che in un’occasione così mi immaginavo di dover dire. Faceva freddissimo, dentro casa sua peggio che fuori. Aveva letto tutto quello che le avevo inviato di mio tra edito e inedito ma la mia poesia non le piaceva. Tentò di dirmelo con gentilezza, però la prosa, disse, e poi più niente. Dopo ci vedemmo altre volte, parlammo pochissimo di scrittura e molto di piante. Le volte che venne da me si fece accompagnare in tutti i boschetti, in mezzo a ogni sterpaglia, per ogni querceto spontaneo intorno casa mia. Ma quel primo giorno in cui lasciò in sospeso la parola prosa, prima che andassi via mi fece un regalo: dei semi che qualcuno le aveva inviato da non so dove. Li estrasse da un barattolo di vetro, li mise in una bustina di carta e scrisse a penna: Nigella Damascena. Non li ho ancora piantati. Ma appena si intravede uno spiraglio di primavera, li pianterò. E’ per questo motivo che è stato scelto il pervinca, color della damigella di Damasco o fanciullaccia, per le pareti della nuova stanza che fra poco ospiterà il fondo librario di poesia.

 

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