Storia di una rivoluzione timida. Carlo Bordini

Carlo-fc16c“Sono sempre stato un ribelle e anche un timido nello stesso tempo. Dico questo per spiegare perché per me la parola “letteratura” è sempre stata sinonimo di qualcosa di odioso e di disprezzabile. Perché in essa ho sempre sentito la presenza dell’istituzione”. Carlo Bordini

 

20170305_082227Il mio approfondimento della poesia di Carlo Bordini ha avuto un’origine del tutto casuale. E’ accaduta in libreria nel 2010 poco dopo la pubblicazione della prima edizione per Sossella de I costruttori di vulcani. Tutte le poesie 1975 – 2010. Naturalmente conoscevo il profilo di Bordini poeta ma il mio innamoramento di lettrice è avvenuto per via di quel libro, sei anni fa. L’entusiasmo che mi suscitò la lettura delle sue poesie, mi spinse a contattare Carlo per un progetto che il Fondo Librario di Poesia di Morlupo stava ideando con l’Istituto di Istruzione Superiore Margherita Hack allora Liceo Scientifico Piazzi. Progetto reso possibile poi anche dalla partecipazione dei poeti Marco Giovenale e Luigia Sorrentino.

Quindi mi sono trovata a coinvolgere Bordini in un’iniziativa del tutto sperimentale che si prefissava avventurosamente di illustrare ad alcuni giovanissimi un’ipotesi: quella che il linguaggio poetico potesse non essere un’eventualità così remota rispetto al mondo reale. La scrittura di Bordini (che in quell’occasione poi offerse un reading memorabile nell’aula magna dell’Istituto) mi sembrava straordinariamente adatta a suggerire un approccio alla poesia a chi poteva non averla mai letta, salvo che a scuola ma che grazie ad antenne ancora sensibili, avrebbe potuto cogliere un segnale, di quanto un linguaggio un po’ diverso da quello cui si è abituati, possa esprimere con forza inimmaginabile un proprio ruolo anche nell’ambito della più stringente contemporaneità. bpNel frattempo mi ero già procurata un vademecum imprescindibile per ogni bordiniano che si rispetti: Manuale di autodistruzione (2008). Così ho finito per scoprire un altro lato di uno scrittore che qualcuno aveva già definito poeta narrativo.

memorie_stesoInfine grazie a Memorie di un rivoluzionario timido, sono stata in grado di cogliere fino a che punto la figura dell’intellettuale Bordini abbia avuto un’ulteriore e imprescindibile merito che lo lega alla storia recente del nostro Paese. Bordini in quest’ultimo libro si mostra come un autore capace di una lettura volutamente “marginale” dei fatti, discostata dai linguaggi e dalle fonti letterarie e storiche che si propongono come interpreti del passato recente. Una lettura tanto differente, soprattutto in termini di linguaggio, da offrire un tassello importantissimo per la ricostruzione di una memoria la cui integrità rischia di essere compromessa con il passare degli anni.

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Per questo ho aderito con gioia all’invito al dialogo con Carlo Bordini fattomi da Elvira Federici, la curatrice di un progetto interamente dedicato alla poesia contemporanea. L’appuntamento è il 15 marzo, presso la Biblioteca Consorziale di Viterbo alle 17,30 nell’ambito della rassegna Elogio della poesia.

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