Idealizzazioni e anomalie del libro

Grandi gruppi egemoni o piccole realtà indipendenti? Comprovata esperienza nelle pratiche editoriali o metodi nuovi di zecca? Nicchie in cui scrivere più o meno gratis ma quello che ti pare o scrivere quello che sai che vogliono che tu scriva, obbedire al catechismo? Nicchie in cui finalmente assaporare le proprie meritate soddisfazioni di lettrici e lettori forti. Poeti, scrittrici e scrittori, lettrici e lettori, editrici e editori: ecco a voi il dorato mondo dell’editore, anzi no, del libro in tutte le sue accezioni. Un mondo che forse neanche esiste più, se si dovesse dare ancora per buona l’idealizzazione che ne facevamo da bambini annusando I Quindici. O magari non è mai esistito quell’Eldorado, salvo che nella nostra sfrenata fantasia e l’editoria per quello che è, soprattutto oggi, c’entra poco o niente con la letteratura e tanto meno è in grado di abbordare i nostri desideri di gente che pure scrive ma che soprattutto compra e legge libri. Tuttavia per quanto possa sembrare assurdo crederci, ogni tanto capita qualcosa che ci indica che no, non dobbiamo disperare, non tutto è perduto: idealizzazioni e anomalie del libro, può essere che ancora trovino respiro, posto e spazio da qualche parte. E’ per questo che il progetto editoriale di Giovanni Duminuco mi è piaciuto subito. Mi è piaciuto che Formebrevi Edizioni abbia deciso di iniziare la propria avventura editoriale pubblicando un libro come Le case dei venti contrari. Mi è piaciuto che questa giovanissima casa editrice si sia affidata a un libro scritto da una donna e che non abbia temuto il non genere di questa opera, impossibile in effetti da definire romanzo, prosa poetica, racconto. L’autrice, Lia Maselli, aveva già scritto racconti e riduzioni per il teatro prima di questo libro d’esordio. Maselli, ci racconta una storia, certo, ma Le case dei venti contrari chiede attenzione più che alla trama, al linguaggio in cui la scrittrice si esprime per dire qualcosa da cui i fatti narrati non possono sconfinare senza rischiare di essere banditi da quello che qualcuno chiama realtà:

Sono entrata nell’androne dell’antico centro città. Dove c’è posto per me già da una settimana, sul limitare del tempo. Ad andare oltre si diventa fuorilegge. Si rischia sulla pelle il linciaggio degli uomini di buona volontà. E per gli dei non esistiamo, io e il suo battito duro. (p.31)

Un po’ anche il senso dell’operazione editoriale di Duminuco poeta, mi pare, si apparenti a questa alterazione di campo in cui chi scrive restituisce dignità al reale, attraverso il proprio linguaggio e in totale assenza di condizionamenti che sbarrino la strada coi propri sclerotici alfabeti.

Sapete, è un buon servizio scrivere ed editare in questo modo, può riconciliarci con quell’ebrezza chiamata libertà di cui abbiamo fatto la conoscenza quando eravamo piccole lettrici e piccoli lettori. Quindi ho chiesto a Giovanni se gli andava di collaborare con noi di Libellula in qualità di editore. Lui ha risposto di sì. Poi gli ho chiesto se gli andava di rispondere a qualche domanda, così per farsi conoscere meglio, ed eccole qua, domande e risposte, buona lettura.

Parliamo di “Dinamiche del disaccordo ” che è un libro di poesia per cui hai scelto una forma apparentemente prosastica che comunque lo accosta anche alla ricerca filosofica senza, mi sembra, che ne venga meno dell’impianto poetico. Qual è stata la genesi di questa scelta? Quali, se esistono, i riferimenti a altri autori?

Dinamiche del disaccordo è un libro che segue una struttura complessa, pensata in una forma lineare. Non è certo l’andare a capo a fare la poesia, anche se molti continuano a sostenerlo. L’idea di fondo è rinvenibile nel nesso che lega la poesia, forma della parola, ma anche modalità di accesso alle cose, alla lingua quale possibilità espressiva. Nel caso di Dinamiche del disaccordo tale idea viene esperita attraverso una scrittura multiforme, che alterna la verticalità del verso all’orizzontalità della scrittura cosiddetta filosofica. Una lingua in continua trasformazione. Come ha notato Giorgio Bonacini a proposito di Dinamiche del disaccordo, si tratta di «una «metamorfosi che la scrittura opera dentro se stessa, e nei modi che le sono propri – quelli cioè di una pratica della lingua che sgretola e scombina ma continuamente pensa la natura, a dir vero innaturale, della lingua – per riconsiderare il mondo e intravederne un’alternativa».
Non esistono particolari riferimenti letterari legati a Dinamiche del disaccordo. Tra le letture giovanili, ho molto apprezzato i Canti orfici di Campana, i Petits poèmes en prose di Baudelaire, e Une saison en enfer di Rimbaud, autori che hanno scritto in una forma prosastica e che hanno senz’altro avuto un forte impatto nella mia formazione poetica. Negli ultimi anni, grazie al lavoro svolto da Anterem, ho avuto modo di confrontarmi con la scrittura di Birgitta Trotzig, Alejandra Pizarnik, Marcel Bélanger.

In che modo relazioni, se per te esiste una relazione, il tuo essere poeta alla partecipazione a un progetto che ti vede anche editore?

Si tratta di una relazione dal duplice aspetto: da un lato l’esigenza della scrittura, dall’altro l’aspetto pratico relativo alla costruzione del libro. Sono aspetti diversi e per certi versi antitetici: la scrittura è una pratica di solitudine, il lavoro editoriale segue una dinamica collettiva. Formebrevi è un progetto che ha visto la luce da pochi mesi. Siamo nati con pochissimi mezzi. Ci piace definirlo un progetto casalingo, autofinanziato e autogestito. Ciò che mi coinvolge e mi entusiasma maggiormente è poter dedicare il mio tempo ai libri, siano questi scritti o da scrivere.

Paliamo della prima uscita di “Formebrevi Edizioni”, il romanzo di Lia Maselli “Le case dei venti contrari”. Sulla base di quale criterio lo avete scelto?

Quando ho letto il manoscritto di Lia Maselli ho subito capito che si trattava dell’opera che stavamo cercando. A partire dall’incipit. Perfetto. Abbiamo convocato il gruppo di lettura e il giudizio è stato unanime: Le case dei venti contrari sarebbe stata la nostra prima pubblicazione. Le motivazioni di tale scelta sono da rinvenire senza dubbio nell’originalità della scrittura, nella sua forte vocazione poetica, polifonica. Le case dei venti contrari è stato scelto tra le circa cinquanta opere pervenuteci. Tra queste, alcune erano molto valide, ma non rientravano nei criteri di Formebrevi. Ciò che ci distingue da un progetto editoriale generalista è il nostro profondo legame nei confronti di un certo tipo di scrittura.

Infine veniamo alla prossima uscita del tuo libro “La ferita distorta dell’agire” che mi dicevi segue un po’ le orme di “Dinamiche del disaccordo”…

Ho cominciato a scrivere La ferita distorta dell’agire subito dopo aver terminato la stesura di Dinamiche del disaccordo. Entrambe possono considerarsi opere parallele ed in un certo modo complementari: seguono la stessa struttura, anche se ne La ferita distorta dell’agire il rapporto soggettività-mondo diviene più complesso. Il tema portante è la continua ricerca di senso, lo sradicamento («l’essere fuori sede»), nel dialogo che lega la conoscenza all’oggetto e alla lingua: la parola quale veicolo interpretativo e apertura all’alterità. Andrà in stampa tra qualche giorno.


Giovanni Duminuco (1980) vive e lavora in Sicilia. È attivo nel campo della ricerca filosofica e letteraria, con diversi studi pubblicati in riviste specializzate. Vincitore della XXVII edizione del Premio Montano, ha pubblicato nel 2013 la raccolta poetica Dinamiche del disaccordo con Anterem.


Lia Maselli è nata a Savona nel 1958. Vive e lavora a Parma. Nel 2009 ha vinto con il racconto Morte di Pepe Hillo innamorato il premio Pensieri d’inchiostro (Giulio Perrone editore). Ha scritto una riduzione de L’Idiota di Dostoevskij, andata in scena nel giugno 2015 al Teatro Vascello di Roma. Le case dei venti contrari è il suo primo romanzo.


Formebrevi Edizioni è un progetto editoriale indipendente e autoprodotto, nato da pochi mesi. È uno spazio culturale che mette al centro della propria riflessione la ricerca, la parola aperta alla conoscenza, le contaminazioni. Formebrevi è riflessione sull’umano, forma di resistenza che trae nutrimento dal dialogo e dalla condivisione. Pubblichiamo di libri di qualità, scelti con molta cura e sottoposti a letture attente e meditate. Ci piace definirle forme che scavano nella parvenza per approdare alle cose. Formebrevi favorisce e alimenta la condivisione: organizza momenti di incontro, laboratori e attività culturali.


 

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