(…)

 

 «si contano i danni
come dopo le alluvioni
quando l’acqua trincera gli stami
e tutto resta madido per ore
il passante come il cane
nel fitto della sera
sul margine di un attributo
elementare di tempesta
dileguarsi dalla parte più cieca
che li abbia cercati»

«Se nemico dell’arsura
disseti il fiore
io sgomento di svegliarmi
zafferano franto
nella mia spezia magra
Se smarrisci di cercare
invece che vegliarmi
io svengo nella viola
la mia gemma dischiusa

If enemy of burning thirst
you quench the flower
I dismayed of waking up
crushed saffron
in my meager spices
If you lose the search
instead of waking me
I faint in the violet
my bud slightly opened»

(trad. Natalia Nebel)

«Oggettivare l’inoggettivabile al di là dell’utilizzo canonico del linguaggio è probabilmente una delle funzioni principali della letteratura. Dire, con uno sforzo che scavalchi la piazza dei ragionamenti consueti, i suoi scambi e il suo mercato, la possibilità reale, evidente, quotidiana della non corrispondenza delle forme alle parole che le definiscono. Ciò significa dare prova attraverso il linguaggio dell’esistenza di nuovi territori che possono animare zone costrette al silenzio, per una precisa mancanza da ascrivere alla lingua, in cui ci si esprime e si discute l’adesione dei nostri comportamenti a quelli altrui. È proprio in questa circostanza che la poesia e la letteratura in genere ci mostrano come il linguaggio subìto o agito si rende concretamente attore delle nostre esistenze.»