Forum, premiazione, reading, concerto e Piccole estensioni

Sul sito di Anterem tutte le informazioni riguardo la premiazione delle Piccole Estensioni, un estratto dal testo e la postfazione di Giorgio Bonacini

FORUM ANTEREM TUTTO IL PROGRAMMA 2014  _______________________________________________________________________________________

Su Imperfetta elisse una lettura delle Piccole Estensioni secondo Giacomo Cerrai 

Non succede quasi mai di sentirsi colti quando qualcuno ha la bontà di occuparsi della tua poesia. Veramente non succede quasi mai che acume e spirito di gratuità convivano nell’analisi di un testo al punto da generare un sentimento di con-passione (intenso qui nel senso di sentire condiviso) che la lettura di quel testo dedicato, sa suscitare anche in chi legge senza conoscere la poetica di cui si sta parlando. Con le Estensioni mi è capitato già due volte, prima con la postfazione al libro scritta da Giorgio Bonacini e ora con questa nota di Giacomo Cerrai. Mi è capitato, e mi capita ora, che le parole sulla mia poesia scritta e licenziata diventino un’indicazione importantissima riguardo la direzione di quella che sto scrivendo ora, come se uno, due paia di occhi diversi prestati a uno stesso “campo” inevitabilmente colgano dell’altro mimetizzato sotto un panorama ormai troppo noto a chi lo ha abitato a lungo. Si sente molto precisamente quando un testo sulla poesia di un altro svolge inevitabilmente un compito che in un qualche imperscrutabile modo agirà fatalmente su tutto quanto il poi di quella poesia. Perché a ogni vero riconoscimento, almeno nel mio caso, segue una sorta di scomunica che aumenta l’urgenza di imparare a credere sempre un po’ di più a una differenza ulteriore rispetto a tutto quanto resta apparentemente immutato. Perciò sono immensamente grata a Giorgio Bonacini e Giacomo Cerrai, davvero.

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fare come se rappresentassimo, divenire falsificati, nella farsa accorgersi dello sbieco, la parte dove il disegno arretra sbiadisce la sua controversione senza nitore, non raccontarsela, oltre il miniato nel contrappunto paesaggistico, scovarsi, in qualcosa di smagnetizzato sovrascritto il trascorso, scemare come scolando acqua da una grondaia per non far piovere dal tetto

Elizabeth knows better

Il 6 ottobre 1979 Elizabeth Bishop muore. Era nata nel 1911 a Worcester in Massachusetts. Prestissimo orfana di padre, allontanata quasi subito dalla madre sofferente di disturbi psichici, la vita, Elizabeth Bishop cui non mancarono mai riconoscimenti del suo valore poetico, la trascorse senza stabilirsi per un periodo lungo in alcun luogo, salvo che in Brasile, per quasi venti anni a partire dal 1951 al fianco di Lota de Macedo Soares. Ottavio Fatica in una nota critica parla della cifra di questa poetessa come una sorta di nevrosi costitutiva data dal dato biografico relativo dell’abbandono precoce. Nel caso delle nevrosi il rapporto con la realtà risulta essere disturbato, difficile da gestire ma c’è ed esiste e ciò costituisce spesso la cifra di tanta poesia dagli esiti superbi. Il senso di appartenenza e inappartenenza in Bishop si gioca attraverso la descrizione minuziosa di luoghi e paesaggi che quasi sempre si risolvono sul finale di ogni poesia come coordinate di un ordine trascendente ma visibile, in cui la poetessa identifica soprattutto la sua assenza. I molti paesaggi coincidono nell’ordinamento unico di un luogo originario inesistente che Bishop conserva come un bisogno primario raggelato. Mi viene in mente Mark Strand, che i genitori ce li aveva ma in uno dei pochi scritti in cui parla di se stesso in modo diretto (L’alfabeto di un poeta, mi pare) racconta di avere trascorso un’infanzia nomade per via del lavoro di suo padre e dichiara di essere stato salvato da un luogo in cui ogni estate la sua famiglia ritornava nonostante i continui traslochi. Un luogo che poi ha costituito uno sfondo capace di una tenuta tale da erigersi come un certo di tipo di appartenenza saltuaria e possibile, della sua persona a questo mondo. Secondo me il senso di questo stesso genere di appartenenza è ciò che ha ricercato Elizabeth in una poesia che in questo modo diviene cifra di una frustrazione gestita a tali livelli di grazia da lasciare spesso senza parole. Una leggenda o forse no, diciamo un aneddoto tra i più noti che riguarda Elizabeth Bishop la lega a Marianne Moore, un poetessa maggiore della Bishop di anni, esperienza, non saprei se di genio, e al legame d’amicizia tra le due che fu solido, vero e duraturo. Una volta che Elizabeth mandò a Marianne una sua poesia prima della pubblicazione, l’amica la corresse così pesantemente che ciò consentì alla Bishop di pubblicare tranquillamente la sua prima versione e di non dare in lettura mai più a Marianne le sue bozze, convinta una volta per tutte, come ogni nevrotico che si rispetti, di saperne molto di più, non tanto riguardo la poesia in senso lato ma riguardo, giustamente io credo, alla propria personale nevrosi.

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Sarà Elizabeth Bishop la poetessa con cui riprenderanno le riunioni del circolo dei lettori di poesia lunedì 6 ottobre alle 18,00. Centro Libellula, via san Michele, 8, 00067 Morlupo RM  info c.libellula.m@gmail.com

Una recensione di Paolo Fichera a La favola di Lilith

(…)

L’intensità non rinuncia a nulla, resta immobile a fissare quanto le asperità del bianco intorno e il suo corollario di forme rinuncino a Lei. L’anima non ha volto, perché il volto è una maschera, l’ambizione suprema è quella di non esserci, come la constatazione di un’attesa a cui non si può rinunciare. Il luogo che si abita è quello del taglio, dove il mestruo è ostinato come la grazia che nutre certi animali. La minuzia delle ossa ne forma e ne sostiene la loro assenza. E il Dio che ha donato i figli, quegli occhi che raspano e avvinghiano alla vita, nonostante noi, quel Dio ha vietato un pane che è al di là di ogni forma pensata e voluta, in un nucleo compatto che pare non poter essere colmato, come una enorme distesa di sassi bianchi lasciati lì perché le mani possano erigere altari sommessi, o altre mani desiderino scagliarli sulla superficie dell’acqua. (…) LEGGI TUTTO http://theregionofunlikeness.wordpress.com/2014/08/29/viviana-scarinci_la-favola-di-lilith/

 

Sono uscite le Piccole estensioni!

CAM00205Piccole estensioni è la raccolta edita da Anterem Edizioni a seguito del conferimento del Premio Lorenzo Montano 2014 per la raccolta poetica inedita. Si tratta di un lavoro unitario per quanto suddiviso in due parti. La prima parte presenta dieci componimenti in una forma in cui i versi non sono separati da cesure essendo riportati di seguito secondo una continuità che appare prosastica ma non lo è. La seconda parte è composta da sette poesie.

Dovendo individuare a posteriori un tema delle Estensioni al fine di comprenderne quanto più precisamente il possibile sviluppo, credo che sia il tema della “differenza” quello principale. L’ipotesi immaginosa formulata dalle Estensioni è che al principio non ci sia il verbo, né il silenzio ma una minuscola differenza. Prima di nascere esiste nel microscopico mondo delle Estensioni solo un infinitesimo differire delle singolarità. Ma dopo, al di fuori di questa figurazione nostalgica l’esposizione delle forme visibili avviene nel macrocosmo attraverso un linguaggio che non evita sinonimi né sperimenta vere mutazioni. Invece è piccola anzi piccolissima l’estensione pregressa e nascitura che può raggiungerci in quell’ipotetico stallo che è il tentativo di misurare un suolo su cui non c’è nessun ricordo che garantisca di essere fuoriusciti. Se per La favola di Lilith la complessità del discorso si gioca anche attraverso l’uso metaforico del mito oltre che in altre variabili che consentono di leggere l’opera attraverso molti registri, nelle Estensioni la panoramica è più semplice né esistono metafore. Si tratta soltanto di un tentativo di recupero in extremis di qualcosa di sempiterno e attuale che non si colloca apparentemente nel presente né può essere restituito dal ricordo. Una differenza rintracciabile nelle minuterie più recondite che stanno sotto un occhio interiore che le restituisce sfuggenti, come se tutto quanto intorno servisse oltre il visibile. Servisse da indicatore di un dirigersi differente e non saputo che pure guida. Ciò almeno nella speranza di chi ha scritto.

 

 

Mai accaduto prima in quanto iniziato con un passo il succedere
diversamente quantunque il succedere prima era uguale. Isolata
da questo stacco la differenza sta in torto di avere l’orizzonte nella
crescita e lievito bastante a produrre di concerto il giacere. E nessun
rimedio menta lo stato di questo saperlo che tornata indietro
dalle cose successe ridivento quella non stata.

 

Sentire il visibile

dalla riflessione critica di Giorgio Bonacini

La lingua poetica, qualunque direzione prenda la sua voce, porta sempre con sé un potenziale fisico che ha in germe una concretezza, che non è solo uditiva o immaginativa, ma è un vero e proprio sentire tattile. Sembra impossibile poter toccare la parola, che è suono e scrittura, ma quando la lettera subisce la metamorfosi che la poesia imprime al suo alfabeto, allora il segno cambia e un’altra percezione (innaturale, potremmo dirla, se per naturale intendiamo non la natura delle cose, ma la loro apparenza superficiale e conforme) avvolge il sentimento del testo. La parola, allora, com’è il caso di queste Piccole estensioni, si svolge in un movimento senza obblighi o costrizioni, un’ondulazione nel sintagma che rivolge il suo sguardo verso un’oscura ma limpida, (ri)cognizione, fino a scaturire in un’inversione che interroga l’autrice e noi stessi: se conoscere è vedere nella sua continuità, che cosa percepiremmo se spostassimo l’occhio verso il non visibile? Domanda che apre ad altri versi, più minuziosi, che riportano tutta l’estensione del vivere in un piccolissimo contesto, determinante per la visione lacerante che questo poemetto porta con sé: il campo di una lacrima. (…)

info http://www.anteremedizioni.it/

 

 

Tre immagini da La favola di Lilith a Morlupo, 20 settembre 2014

Letti e riletti: Ermanno Rea

CAM00020Nel 1995 uscì Mistero napoletano di Ermanno Rea ma non lo lessi subito. Avevo invece già letto di Rea L’ultima lezione, il libro che racconta l’esperienza professionale e la misteriosa scomparsa avvenuta da Roma il 15 aprile 1987 dell’economista Federico Caffè. Libro che lessi senza particolare motivo, solo perché mi era stato consigliato caldamente. Dopo qualche anno, mi pare intorno al 2000, comprai e lessi Mistero napoletano e solo questa estate ho letto La dismissione, libro inchiesta o romanzo (non saprei collocare Rea in questo senso) incentrato sulla dismissione dello stabilimento dell’Ilva di Bagnoli ma che racconta la storia dell’Ilva a Napoli quasi a partire dall’inizio. Adesso riprendo in mano Mistero napoletano dopo tanti anni in primo luogo perché è stato il libro di Rea che a posteriori posso dire il più importante per la mia formazione, poi perché riguarda la storia di Napoli a partire dagli anni Cinquanta in poi, che come scrive Rea molto limpidamente in tutte le sua pagine napoletane, è niente affatto periferica riguardo le sorti successive dell’Italia ma anzi in alcuni casi appare oggi profetica rispetto a certi aspetti di quello che è accaduto poi nel resto del paese.

Gli uomini in genere non amano le deduzioni euclidee, l’evidenza ci turba, sconvolge le nostre complesse architetture ideologiche. L’evidenza ci appare banale, al di sotto della soglia della nostra intelligenza mentre, al contrario essa è straordinariamente al di sopra. Fossimo stati capaci allora, voglio dire agli inizi degli anni Cinquanta, di aderire come un foglio di carta su un muro levigato alla “banalità” di ciò che accadeva sotto i nostri occhi! La banalità ci avrebbe repentinamente illuminato.
Mistero napoletano, Ermanno Rea, Einaudi, 1995, p. 29

nullus locus sine genio

Genius loci (2010)

ascolta
l’orizzonte dissimula lo slancio
che sbalza ricordo e premonizione
in superfici che si guardano appena Continua a leggere

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oltre la furia che imbracciava un surrogato di fucile c’era un’analogia il cui significato secondo era il bianco. Da allora tutto ciò che preferii stava fuori, oggetto tra oggetti superbi e dalla mimica oscura (o sottoggetto umano smesso il soggetto per manifesta impossibilità) isola emersa da poco che sembrava indicarsi sempre cambiata tra le foschie un presente a posteriori del sole. Un crescendo di anni o poco più di un mese caricavano l’orizzonte come se fosse l’arsura che il mare in ogni caso prosegue a spuntare nuove isole a perturbare misurazioni che una geografia consumata scovava in luoghi fattibili, luoghi in cui fotoni avvertiti delle contrarietà, risalivano la luce come se non essere visti fosse l’ultimo cimento fatto proprio l’aspetto di un patto in cui si debba rimanere ancora un poco

Il nostro tema

Un esegeta (exēgētḗs) è una semplice guida nella giungla del significato. Un hermēneutikós è alleato di Hermes, il dio messaggero, che induce nuovi significati. Hermes come Indra, è grande in furbizia e ironia. “Il nostro Dio è un fuoco che consuma” dice L’epistola agli Ebrei citando la Bibbia ebraica. R. P.

Nel 1992 in occasione di un simposio tenutosi a Vivarium (Tavertet) nell’ambito di un intervento in difesa della lingua catalana Raimon Panikkar, sentì il bisogno di racchiudere inizialmente il suo contributo in pochi versi, che premise come riassuntivi di quanto aveva da dire. A ciò seguì una messa in prosa di quei versi con cui Panikkar riteneva di ripetere un concetto importantissimo di cui la breve poesia iniziale era tuttavia una sintesi esaustiva. Ai fini del discorso di Panikkar, quell’intervento aveva un carattere di tale importanza che quando nel 2007 pubblicò il libro Lo spirito della parola, fu proprio quel contributo in favore di una lingua minoritaria, oltre che il metodo che aveva scelto, la premessa per un messaggio che partendo dalla particolarità geografica di una minoranza linguistica, voleva indirizzarsi a un ascolto molto più ampio. Panikkar nacque a Barcellona nel 1918 da madre spagnola e padre indiano indù. Sacerdote cattolico dal 1954, ricercatore e insegnante universitario in molti paesi tra cui l’Italia, dedicò la sua vita alla filosofia della scienza, alla metafisica, al dialogo tra culture e religioni con la pubblicazione di oltre quaranta libri. Una delle immagini più belle usate ne Lo spirito della parola, un libro importante da leggere per chi ama la poesia, è quella relativa alla parola vocabolo, inteso come sinonimo di definizione. Nella specifica e in tutto il relativo mondo che il significato di un termine delimita, Panikkar, riscontra la crudeltà di un atto simile al tagliare le ali a un uccello. Viene da pensare alla suggestione che questa immagine offre soprattutto in senso poetico. Il significato di una parola in quanto enunciato umano, non può essere limitato alla sua etimologia che è un dato scientifico. Continua a leggere

Lilith, segreta innamorata di Dio | SIL – Società Italiana delle Letterate

Una recensione che propone  interessanti collegamenti e spunti di riflessione tra mito, letteratura, poesia e musica. Di Paola Del Zoppo su “La favola di Lilith”
http://www.societadelleletterate.it/2014/07/lilith-segreta-innamorata-di-dio/

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“Piccole estensioni” vince il Premio L. Montano 2014 per la sezione Raccolta inedita

Immagine 1La raccolta Piccole estensioni  è vincitrice della XXVIII edizione del Premio di Poesia Lorenzo Montano promosso da Anterem Edizioni. Il libro contenente testi scritti tra agosto 2013 e marzo 2014,  sarà pubblicato  a cura di Anterem con  prefazione di Giorgio Bonacini. Francesco Bellomi, docente del Conservatorio di Milano, dedicherà all’opera una composizione musicale che sarà eseguita nell’ambito della premiazione che avrà luogo nel mese di novembre 2014. Il Conservatorio Statale di Trento “F.A. Bomporti” sezione di Riva del Garda, organizzerà in Italia e in Europa una serie di convegni e concerti che prevedono l’esecuzone delle musiche originali dedicate a tutti vincitori del premio.

Le opere dei vincitori per tutte le sezioni in cui il Premio si articola (“Raccolta inedita”, “Opera edita”, “Una poesia inedita”, “Una prosa inedita”, “Opere scelte”) verranno immesse in canali distributivi e di conoscenza che fanno capo a critici, poeti, abbonati, estimatori, biblioteche civiche e universitarie. I poeti vincitori, finalisti e segnalati leggeranno i propri testi nel corso di un grande forum multimediale che coinvolgerà musicisti, editori di poesia, critici letterari e filosofi, esponenti di siti web e riviste specializzate.

Anterem è una tra le riviste di poesia più autorevoli in Europa. Promuove la conoscenza di forme stilistiche e di pensiero che trovano nella necessità e nella bellezza le loro ragioni. Pubblica poesie e saggi degli autori più significativi della contemporaneità ed è oggetto di studio nelle principali università e nei licei. Ha periodicità semestrale e una tiratura di quattromila copie. È diffusa a livello internazionale. Notizie tratte dal sito  http://www.anteremedizioni.it/

Una pagina su “La favola di Lilith” a cura di Luigia Sorrentino sul blog di RAINEWS Poesia

Immagine 1Luigia Sorrentino pubblica un’ampia pagina dedicata a “La Favola di Lilith” sul blog di poesia di RAINEWS. Con una mia nota sulle modalità compositive dell’opere e un estratto dal testo http://poesia.blog.rainews.it/2014/07/13/viviana-scarinci-la-favola-di-lilith/

“La favola di Lilith” segnalata da Lurker’s Realm

O que podemos esperar quando um virtuoso músico e uma talentosa poeta se juntam para um trabalho em conjunto? A resposta pode ser dada pela Ark Records com a edição de “La Favola di Lilith”, um trabalho criado por Edo Notarloberti e Viviana Scarinci.

A figura de Lilith é o elemento comum do confronto entre o violino e a palavra, numa peça dividida em dois actos. É o fruto de duas mentes talentosas e uma peça de arte frágil mas que revela todo o seu esplendor a cada nova audição.

Quem já está familiarizado com o trabalho de Edo ao violino (e quem não está deve tratar já de colmatar essa lacuna!) percebe bem o potencial que existe quando se alia à capacidade de Viviana de trabalhar a palavra. E esse potencial concretiza-se ao longo do trabalho, fluindo de forma intensa. Não é o tradicional disco, mas é uma experiência a que nos vamos certamente render durante muito tempo.

Trad.

Che cosa possiamo aspettarci quando un musicista virtuoso e un poeta di talento si incontrano per lavorare insieme? La risposta può essere data da Ark Records, con l’uscita di “La Favola di Lilith”, un’opera realizzata da Edo Notarloberti e Viviana Scarinci.

La figura di Lilith è l’elemento comune del confronto tra il violino e la parola nell’ambito di un’opera divisa in due atti. Quest’opera è il frutto di due menti di talento e un pezzo d’arte delicato che rivela tutto il suo splendore a ogni ulteriore ascolto.

Chi ha già familiarità con il violino di Edo (e chi non la ha deve assolutamente colmare questa lacuna!) qui può realizzare il suo ulteriore potenziale espresso quando si combina alla parola poetica di Viviana. Questo potenziale si esprime completamente nell’intensità di questo lavoro. Non è un disco tradizionale, ma è un’esperienza che ci  parlerà sicuramente a lungo.

da http://lurkersrealm.blogspot.ae/2014/07/noticiaa-fusao-de-dois-mundos.html

Una recensione a “La Favola di Lilith” di Maurizio Lancellotti su Il Nuovo luglio 2014

Dio Il SIGNORE, con la costola che aveva tolto all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse: questo finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo (Genesi 2:22,23)

E come sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto (Efesini 5:24)

La tradizione religiosa ha contribuito non poco a corroborare per secoli la subalternità della donna nel tessuto sociale, considerandola asservita all’uomo da cui ella deriverebbe e a cui dovrebbe sottomettersi.
Ebbene, vi sono miti arcaici secondo cui prima di Adamo, Dio avrebbe creato una donna, Lilith, formandola a partire dalla TERRA e non dall’uomo. Lilith, quindi, sarebbe stata scacciata da Dio per via del suo rifiuto a sottomettersi all’uomo (ne L’alfabeto di Ben-Sira viene raccontato che Lilith abbandonò il Giardino dell’Eden a fronte del rifiuto di Adamo di riconoscerla come sua pari “Ella disse – non starò sotto di te – e egli disse – e io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per a te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra ”. In questo modo Lilith figura di origine mesopotamica, divenne nell’immaginari ebraico un demone, emblema di adulterio e lussuria per poi subire nel cristianesimo una damnatio memoriae.
Nella sua Favola di Lilith, Viviana Scarinci, poeta e critico del nostro territorio, condensa degli studi condotti per anni in genere sulla questione femminile in filosofia e nella letteratura e in particolare sulla figura di Lilith. Si tratta di un’opera musicale in due atti che mostra un connubio, tra poesia e musica, due generi così diversi ma la contempo così affini, di Viviana Scarinci (poeta) ed Edo Notarloberti (musicista). Nell’intenzione degli autori “La favola di Lilith non nasce dall’intento artistico di mettere in scena la rielaborazione narrativa di una storia nota ma da una riflessione che vuole accomunarsi all’attualità, attraverso gli strumenti della musica e della poesia contemporanea. Il violino di Edo Notarloberti cavalca l’onda delle parole di Viviana Scarinci sintetizzando i percorsi pregressi delle esperienze passate (vedi Argine e Ashram) proiettandoli in una direzione ancora più essenziale in quanto affrancata dalla schematica forma canzone che da un lato garantisce integrità formale, dall’altro limita il fluire liquido delle note che come le parole, in quest’opera intensa, sono alla ricerca di una verità essenziale attraverso una dimensione sonora assolutamente acustica, neoclassica.”
Il testo presenta pertanto elementi di complessità che lo rendono di non immediata comprensione per chi non abbia una certa dimestichezza con la filosofia e la poesia, tuttavia nel suo connubio con la musica risulta molto suggestivo e godibile anche a un pubblico più ampio. In distribuzione anche presso L’Associazione culturale Libellula, Via San Michele, 8 morlupo RM. info c.libellula.m@gmail.com

Una mia recensione a Gazzelle di Anna Pravadelli su Leggendaria

Legg.105-2014-Cover-215x300Una mia possibile lettura di Gazzelle dell’esordiente Anna Pravadelli edito da L’Iguana Editrice, sul ricchissimo LEGGENDARIA: TRE GRANDI: MARGUERITE DURAS FRIDA KAHLO ROSSANA ROSSANDA. N. 105. Acquista la rivista digitale o cartacea direttamente dal siti http://www.leggendaria.it/

 (…) “Con la modernità” scrive Baudrillard “in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza. E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini”. La padronanza e la non padronanza simbolica dell’assenza appaiono proprio le polarità del campo di forze attraverso cui proliferano le corse inconsulte di queste gazzelle in una sorta di racconto psicologico postmoderno in cui Pravadelli articola per sottrazione una rappresentazione del senso comune nei medesimi tempi fulminei in cui immagini psichiche, raffigurazioni di oggetti inanimati o amorosi perdono ogni categoria distintiva e si affastellano ognuno nell’indirizzo concreto di uno svolgimento condotto quasi ogni volta verso il compimento della sua più estrema conseguenza. 10343005_705853832809935_5181019098806821497_n(…)

 http://www.liguana.it/Store/GAZZELLE

Una recensione di Guido Bellachioma a La Favola di Lilith

Un disco complicato e semplice al tempo stesso. Persino spoglio nell’utilizzo dei pochi strumenti ad arco (suonati da Edo, violinista anche di Ashram, Argine, Corde Oblique e di notevoli progetti solisti) e dell’espressiva voce di Viviana (poetessa alla prima performance artistica di questo tipo). Apparentemente una situazione già vissuta, non solo in ambito neoclassico, neofolk e dark, dove i momenti rarefatti e lirici vedono musiche avvolgenti fungere da tappeto per voci recitanti, più o meno sognanti. In questo caso, 32 tracce legate senza soluzione di continuità, il percorso è piuttosto diverso perché si tratta di una reale connessione tra i due universi; dove il fatto che non ci sia la classica forma canzone, sia pure “diversa”, finisce per dar risalto al ritmo che connette profondamente musica e parole, in grado di esplorare Lilith non come donna del mito (quella prima di Eva) ma come aggancio alla contemporaneità. Il disco richiede inizialmente grande concentrazione; una volta perforato il mare di emozioni, però, non si può che andare fino in fondo e, spesso, ricominciare da capo. Inutile fare confronti con momenti acusticamente simili di gruppi come i Current 93, anche se punti di contatto ci sono… Lilith è una moderna opera “antica”, dove al posto delle voci del melodramma c’è lo scavare nell’anima, modulando le parole negli spazi lasciati liberi dalle note e spesso avvinghiandovicisi mortalmente. L’operà sarà rappresentata in anteprima europea al The Wave-Gotik-Treffen 2014 di Leipzig Germania), il più importante festival per questi territori di confine, dove Edo non suonerà ma dirigerà un quartetto d’archi (due violini, viola, e violoncello). Per capire l’anima del suono dell’affascinante favola di Lilith abbiamo preso in prestito le parole di Antonio Esposito, tecnico del suono del Tp Studio di Napoli (https://www.facebook.com/TPstudio29) , dove è stato registrato:”Edo è uno di quei musicisti che più che per la tecnica ti affascina per la capacità evocativa del suono. Suonando assieme a lui e registrando la sua musica in contesti molto diversi, ho imparato a conoscere la particolarità di questo suono; dovendo scegliere come riprenderlo in un contesto “atipico” (3 violini e un violoncello, suonati tutti da lui), ho scelto di provare a renderlo il più naturale possibile, utilizzando un AKG 414 TLII come microfono principale, in coppia con un pre Universal Audio 710 e un AKG C4000 alle sue spalle per recuperare alcune frequenze basse. Altra scelta di base è stata quella di dare grande spazio ai suoni d’ambiente, posizionando due Rode Nt2-A, preamplificati da due API 512c, a grande distanza tra loro. Queste due room si sono rivelate poi centrali nell’equilibrio del mix finale di Giuseppe Spinelli, mix fatto ITB utilizzando un Reverbero Lexicon PCM 70 e un compressore DBX. Il piano, un Kawai verticale, è stato ripreso con tecnica A-B. Per la voce di Viviana, dopo aver provato varie soluzioni, l’AKG 414, accoppiato a un pre Universal Audio 610, si è rivelato la scelta migliore, soprattutto nel gestire le dinamiche molto differenti all’interno dei vari brani. Il mix ha provato a lasciare inalterata questa realtà sonora, senza puntare ad elevare il volume”. Le prime 500 copie hanno il libro dell’opera (info e acquisto http://www.arkrecords.net/ *INFO@ARKRECORDS.NET).

Guido Bellachioma Su SUONO 487 maggio 2014, nella sezione “SELECTOR tutto il meglio in arrivo sul mercato”

Prossimamente

  • 18 ottobre: Roma, Casa Internazionale delle donne (http://www.societadelleletterate.it/2014/10/due-incontri-a-piu-voci-con-aino-suhola/) ore 16,30 Restituire l’impossibile, un incontro a più voci con Aino Suhola
  • 19 ottobre: Morlupo, Palazzetto Borghese (http://libellulamorlupo.wordpress.com/) ore 16,00 Stropicci e brandelli, un incontro a più voci con Aino Suhola
  • 3 novembre: Morlupo, Centro Libellula (http://libellulamorlupo.wordpress.com/) ore 18 Circolo dei lettori su Ingeborg Bachmann
  • 14 novembre: Verona, Libreria LIBRE (http://www.libreverona.it/) ore 17,00 si festeggia la prima ristampa di Amami per rendermi forte e il compleanno dell’Iguana Editrice (http://www.liguana.it/)
  • 15 novembre: Verona, Biblioteca Civica, cerimonia di conferimento e reading della trentottesima edizione del Premio di Poesia Lorenzo Montano (http://www.anteremedizioni.it/)
  • 16 novembre: Verona, Biblioteca Civica, ore 11,00 Concerto del Maestro Francesco Bellomi, esecuzione delle composizioni ispirate ai testi vincitori della trentottesima edizione del Premio di Poesia Lorenzo Montano
  • 1 dicembre: Morlupo, Centro Libellula ore 18 Circolo dei lettori di poesia su Giuseppe Piccoli

    Info c.libellula.m@gmail.com tel. 0698267808

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    Alla coscienza del mondo possiamo rivolgerci in preghiera, essa ricompenserà fedelmente i suoi fedeli servitori secondo il loro merito, e la sua ricompensa suprema è la pace dello spirito. All’immaginazione del mondo non rivolgiamo preghiere. Ci ritorna alla mente come, l’ultima volta che lo facemmo, ci fu chiesto, in risposta, con la velocità del lampo, dove eravamo quando le stelle del mattino cantavano in coro o se sapevamo legare i dolci influssi delle Pleiadi. Senza che noi chiedessimo loro la libertà, queste forze libere ci hanno resi liberi come le forze delle montagne, ci hanno sciolti dall’iniziativa e dalla determinazione, oltre che dalla responsabilità. Esse non dispensano paghe, ogni favore che ci elargiscono è un dono e il loro dono più grande è l’ispirazione. Un dono può prendere il nome sia dal donatore sia da chi lo riceve, e in questo senso la mia ispirazione è mia, più di qualunque cosa io possieda, ed è al tempo stesso un dono di Dio. Karen Blixen

Restituire l’impossibile e Stropicci e brandelli, 18 e 19 ottobre Aino Suhola a Roma

Il realismo asciutto di Aino Suhola, donna poliedrica e dagli interessi versatili, ha conquistato migliaia di lettori e lettrici e non è difficile immaginarne la ragione. I temi toccati in Amami per rendermi forte confermano infatti l’enorme risorsa insita nella lingua poetica quando, libera da orpelli e leziosità, punta dritta all’osso. Non per fare apparire ciò che ci circonda più scarno di quel che è, al contrario per sottolinearne la forza politica ed etica della nominazione. Alessandra Pigliaru, Il Manifesto, 11 dicembre 2013

Sabato 18 ottobre alle 16,30 presso La casa internazionale delle donne di Roma (via della Lungara, 19) si terrà l’incontro Restituire l’impossibile, incentrato sul libro Amami per rendermi forte di cui Aino Suhola è autrice, e sulle modalità politiche che hanno reso possibile questa esperienza editoriale poetica totalmente al femminile. Domenica 19 ottobre alle 16,00 presso Palazzetto Borghese (piazzetta Cavour, 3) a Morlupo RM avrà luogo l’incontro Stropicci e brandelli un attraversamento del libro di Aino Suhola dal punto di vista poetico e dell’impegno civile. Continua a leggere