Su LM 113 una cronaca ragionata dei due incontri con Aino Suhola

Una parte dell’operato di certa poesia esercita un’azione confinante con quello di certa filosofia anche nella pratica quotidiana. La poesia può ancora parlare alle lettrici e ai lettori di quanto vedono accadere nell’immediato, cioè nell’imminenza di quel primo acchito che tutte e tutti sanno, in cui le circostanze non appartengono a qualcosa di noto perché non le abbiamo ancora elaborate, e non possono momentaneamente rimandarci a qualcosa d’altro, che forse intuiremo solo di lì a poco. La poesia di Aino Suhola pare proprio collocarsi in quell’istantanea, cioè in una zona limbica ma contigua che segna un limite e un contatto tra poesia e filosofia senza porre le due in una dialettica che si possa organizzare per logica. LEGGI TUTTO L’ARTICOLO

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su IL SEGNALE 99

10438640_968629936497389_5781227782251875235_n Sul numero 99 de IL SEGNALE percorsi di ricerca letteraria (http://www.rivistailsegnale.it/wp/?page_id=12)
nella sezione TESTI vengono pubblicate 5 poesie dalla silloge inedita Il significato secondo del bianco. Le poesie che IL SEGNALE pubblica sono successive alle Piccole estensioni. Sullo stesso numero La favola di Lilith viene segnalata tra le migliori opere ricevute in redazione.

 

 

 

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Il corpo piano dell’avvenire
nutriva la sua mancanza
come un’immagine potenziale
che non ci comprendeva
se non fraintesi nella mischia di poche forme
a dire il contrario, a dirci che eravamo noi
lo stanziamento la quota il consumo

Forum, premiazione, reading, concerto e Piccole estensioni

Sul sito di Anterem tutte le informazioni riguardo la premiazione delle Piccole Estensioni, un estratto dal testo e la postfazione di Giorgio Bonacini

FORUM ANTEREM TUTTO IL PROGRAMMA 2014

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Su Imperfetta elisse una lettura delle Piccole Estensioni secondo Giacomo Cerrai 

Non succede quasi mai di sentirsi colti quando qualcuno ha la bontà di occuparsi della tua poesia. Veramente non succede quasi mai che acume e spirito di gratuità convivano nell’analisi di un testo al punto da generare un sentimento di con-passione (intenso qui nel senso di sentire condiviso) che la lettura di quel testo dedicato, sa suscitare anche in chi legge senza conoscere la poetica di cui si sta parlando. Con le Estensioni mi è capitato già due volte, prima con la postfazione al libro scritta da Giorgio Bonacini e ora con questa nota di Giacomo Cerrai. Mi è capitato, e mi capita ora, che le parole sulla mia poesia scritta e licenziata diventino un’indicazione importantissima riguardo la direzione di quella che sto scrivendo ora, come se uno, due paia di occhi diversi prestati a uno stesso “campo” inevitabilmente colgano dell’altro mimetizzato sotto un panorama ormai troppo noto a chi lo ha abitato a lungo. Si sente molto precisamente quando un testo sulla poesia di un altro svolge inevitabilmente un compito che in un qualche imperscrutabile modo agirà fatalmente su tutto quanto il poi di quella poesia. Perché a ogni vero riconoscimento, almeno nel mio caso, segue una sorta di scomunica che aumenta l’urgenza di imparare a credere sempre un po’ di più a una differenza ulteriore rispetto a tutto quanto resta apparentemente immutato. Perciò sono immensamente grata a Giorgio Bonacini e Giacomo Cerrai, davvero.