disambiguazioni del bianco

disambiguazioni del bianco

La poesia che mi è interessato di più approfondire l’ho vissuta a volte come un processo di disambiguazione in cui le speranze di successo, e lo si deve sapere a monte, sono quasi nulle. Un po’ come la traduzione, che recentemente sentivo essere definita come quella cosa impossibile che tuttavia si può fare, anche la poesia è quella cosa impossibile che fa fallire ogni esito malgrado esista. Se non mi sbaglio era Villa che diceva che l’esito sta nel transito. E darsi al transito come minimo richiede di recedere dalla tentazione di assumere una qualsiasi postura che mortifichi il divenire di quello che si è, pure che sia la postura la sola cosa che ci faccia esistere agli occhi di chi vede solo le forme. Continue reading “disambiguazioni del bianco”

Il testo della recensione a La favola di Lilith su Il segnale 2015/ 101

Il testo della recensione a La favola di Lilith su Il segnale 2015/ 101

??????????????????????s101Con il sottotitolo di “due atti di Viviana Scarinci e Edo Notarloberti” viene distribuita la favola di Lilith, poema sonoro recitato su base di archi e pianoforte e inciso su un cd. Ci si trova dunque di fronte ad una poesia che recupera la dimensione non solo della vocalità, e dell’oralità, ma anche quella della performance, o meglio della irripetibilità performativa, che non consente la tradizionale lettura e rilettura a cui la poesia lineare da sempre ci ha abituati. Continue reading “Il testo della recensione a La favola di Lilith su Il segnale 2015/ 101”

quattro domande a Andrea Raos su poesia e traduzione

quattro domande a Andrea Raos su poesia e traduzione

Di seguito un testo di Andrea Raos andatosi a comporre in questi mesi sulla base di alcune domande che gli ho posto in merito alla sua poesia e alla attività di traduzione. A monte c’era e resta l’idea di approfondire i contenuti della sua produzione attraverso il mio lavoro di scrittura. Avevo già espresso il desiderio di tornare a concentrarmi sulla poesia vista da un’ottica assolutamente personale e perciò riprendo nella mia intenzione anche attraverso questo dialogo.


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Andrea Raos nasce a Tradate nel 1968


V.S. Che ne è ora di quell’elemento improvvisativo che hai nominato altrove come importante ai tempi della scrittura di Lettere nere, quello che, se capisco bene, è stato il motivo o il motore di una reazione a scompaginare la tua primissima formazione di poeta? Che c’era nell’improvvisazione di così rivelatorio allora per te? Continue reading “quattro domande a Andrea Raos su poesia e traduzione”

Su Gradiva una recensione di Marco Furia a Piccole estensioni

Su Gradiva una recensione di Marco Furia a Piccole estensioni

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Il testo integrale di Marco Furia

Con Piccole estensioni, opera vincitrice del Premio “Lorenzo Montano” 2014, Viviana Scarinci presenta una raccolta in cui prosa e poesia si alternano. Prosa e Poesia? Mai come in questo caso la differenza tra generi letterari appare non idonea a definire una scrittura capace di snodarsi, sicura, per via di vivide pronunce testimoni di un esistere consistente nel suo stesso idioma. Continue reading “Su Gradiva una recensione di Marco Furia a Piccole estensioni”

Segreti e rimozioni

trL’altra questione su cui mi sto interrogando al fine di individuare una direttrice, per quanto disomogenea, al lavoro di bricolage che in questa fase sembra richiedere il libro, riguarda tutte quelle sfumature che con il silenzio, portano i segreti a assumere la trasparenza della rimozione. L’assunto è che un segreto, a forza di essere mantenuto, rischi di sparire dall’orizzonte pur restando intessuto in filigrana come un agente atmosferico sospeso la cui elettricità è capace di condizionare gli elementi molto più delle volontà di chi quel segreto lo ha dimenticato.


Giusto per attenerci a un ipotetico localismo, quella che Anna Maria Ortese chiama la leva napoletana del ‘40 (1) ad esempio era gente che, vivendo la sua prima gioventù a Napoli affrontava, in termini pratici, la contraddizione più complessa che chiunque, in qualunque periodo storico, dovrà affrontare qualora lo voglia: quella di stare nel proprio luogo come stando fuori dal mondo e insieme più vicino al mondo. Continue reading “Segreti e rimozioni”

Una recensione a La favola di Lilith su DARKROOM

di Ferruccio Filippi

Quanto è difficile recensire un’opera come questa… Difficile perché “La Favola di Lilith” è un qualcosa che sta a metà fra una composizione neoclassica e il reading poetico. È conveniente forse partire proprio dalla parte lirica per capire il lavoro. Lilith è considerata la donna che venne prima di Eva, e quindi, per certi versi, lo spirito della donna, al di là del tempo e dello spazio. La poetessa Viviana Scarinci costruisce un possente corpus poetico intorno a questo concetto, a questo voler rappresentare la femminilità stessa nella sua duplice natura, divina e terrena, nella sua potenza e nella sua fragilità. Il linguaggio è complesso e raffinato senza essere didascalico o dottrinale, e possiede un ritmo che lo rende sempre vivo e interessante. Continue reading “Una recensione a La favola di Lilith su DARKROOM”

Sala travaglio

trNel 2006 Walter Siti pubblicò da Einaudi un libro che si impose per molti motivi. Si intitolava Troppi paradisi. Siti in quel libro cominciava così “Mi chiamo Walter Siti, come tutti. Campione di mediocrità. Le mie reazioni sono standard la mia diversità è di massa”. Siccome quel libro di Siti a me piacque moltissimo, molto più di Resistere non serve a niente, questo post lo voglio iniziare plagiando Siti. Dunque:

Sono Viviana Scarinci e sto scrivendo un libro, come tutti. Un campionario di mediocrità, del resto le mie reazioni sono standard e la mia diversità è di massa, che vi aspettate? Il mio libro riguarda Elena Ferrante ma anche Anna Maria Ortese. E Doris Lessing. E Judith Butler ma senza farne necessariamente una questione di gender. Riguarda l’identità ma anche la non-appartenenza, Napoli ma anche l’Italia. E soprattutto riguarda una generazione, quella delle donne italiane, ma anche degli uomini, nati tra il ‘40 e il ’50. Ma non solo. Continue reading “Sala travaglio”

Il mio nome nel tuo nome. Nicola Ponzio

Nella camera precedente c’era Stefania Crozzoletti

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www.oedipus.it/ (marzo 2014)

In questa terza camera, il racconto riguarda una poesia lunga tutto un libro. La prima evidenza che segna questo libro di Nicola Ponzio è quella del continuo dibattersi di ogni cosa cui l’organizzazione in una trama fa fronte dando una misura contraria che restituisce al lettore il senso e la possibilità di un’intenzione conoscitiva ferma e scrupolosa. La seconda evidenza nasce dal presupposto su cui si fonda la narrazione, quello di ri-processare il disfacimento delle cose entro l’ipotesi di un tempo ritrovato, il tempo di un a priori della nominazione che le salvi dal degrado umiliante di lasciarle in balia del primo nome conosciuto. Il doppio registro sulla base del quale si avverano queste due evidenze è filosofico e narrativo, lo strumento linguistico che rende possibile questo salvataggio in extremis è la poesia. Continue reading “Il mio nome nel tuo nome. Nicola Ponzio”

Su una poesia di Stefania Crozzoletti

Su una poesia di Stefania Crozzoletti

Nella prima camera c’era Hilde Domin

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Stefania Crozzoletti
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Poco prima della guerra

Quando le si volterebbero volentieri le spalle alla Storia? Si chiede Alessandra Pigliaru nella prefazione del libro di Stefania Crozzoletti da cui è estratta la seconda poesia che ho scelto di raccontare in questa camera di condizionamento. Il libro si intitola Poco prima della guerra e fa parte della seconda raccolta poetica di questa autrice. Si tratta di un libro che sembra delineare per stralci la mutevolezza di uno stato di famiglia iscritto in qualcosa di appena conquistato, come può essere la vita adulta, quando accade a qualunque età di volgere lo sguardo a quello che sono, o quello che ne è stato, della madre e del padre. C’è da chiedersi infatti quale sia la guerra di cui la memoria di Crozzoletti è superstite in queste poesie. Se una guerra da copione, quella che tutti sanno, che ha una data di inizio, fine e un dopoguerra tutto di ricostruzioni. O se questa poesia non provenga proprio da quella guerra inscindibile da un prima e un poi, che costituisce la vita adulta, ossia un luogo interiore delimitato da ciò, o da chi, all’ultima conta, risulta mancante. Sasso incide sasso e l’equazione riguarda un azzeramento e una costatazione, tutto qua. Poi se è l’ombra a dichiarare quanto tutto sarebbe potuto essere diverso, quanto noi saremmo potuti essere diversi, magari un giorno lo saremo davvero o lo siamo già nelle pieghe mutevoli di quello stato di famiglia che si confonde con la notte della Storia. Continue reading “Su una poesia di Stefania Crozzoletti”